giovedì 9 gennaio 2014

Rendi dolce la vita


 
Uno degli aggettivi che sceglierei per definirmi è edonista. Gustarsi la vita per me è la cosa più importante. Quando sento dire, dai, la cosa più importante è la salute, replico che la salute un giorno o l’altro ti abbandonerà, e a quel punto quello che avrà importanza non sarà quanto tempo sei stato in salute ma se sei riuscito a goderti quel tempo. Naturalmente ognuno se lo gode a modo proprio.

Un film che ben analizza piacere e rinuncia è Chocolat. La pellicola, ambientata nella Francia degli anni ’60, racconta la storia della bella pasticcera Juliette Binoche che si trasferisce in un piccolo paesino per aprire una cioccolateria. Si scontrerà con i benpensanti del paese, sindaco in testa, che la vedono come una peccatrice sia perché ha aperto la sua cioccolateria in piena Quaresima, sia (e soprattutto) perché ha una figlia a carico pur non essendo sposata. Lo scontro tra i presunti cristiani (in realtà meri bigotti) e la libertà da convenzioni e regole sociali abbracciata dalla protagonista e dal gitano Johnny Deep di cui la cioccolataia si innamorerà, ti accende e ti fa immedesimare. Se fossi stato lì, avrei dato un calcione nel sedere del sindaco, che, tra una pratica amministrativa e l’altra, aveva anche l’ardire di correggere le prediche del pretino di campagna che, appena arrivato, insicuro e piegato al potere, gliele sottoponeva, rispettando alla lettera le molte correzioni fatte dal Primo Cittadino.
 
La Binoche pian piano “corrompe l’anima” dei benpensanti, insegnandoli a indugiare nel piacere del cioccolato (e non solo), perché un buon cristiano – e un buon uomo in sé – non si misura da quello a cui rinuncia, ma da quello che dà al prossimo. E allora meglio godersela, perché se a vivere la vita con gioia non lesinando i piaceri che la vita può offrire si muore, a non farlo si muore dopo ma si vive di merda.

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