lunedì 6 gennaio 2014

Il paradosso del classicismo


 
Tutti ricordiamo (o dovremmo ricordare) di aver studiato a scuola lo scontro di due correnti artistiche quasi contemporanee: il classicismo e il romanticismo. Mentre i sostenitori del primo ritenevano che l’arte classica fosse l’apice raggiunto dall’Umanità e che gli artisti non potessero far altro che cercare di imitare il modello, i romantici ritenevano che l’arte dovesse sgorgare dall’emozione e che riprodurre l’arte classica non fosse fare davvero arte perché quei sentimenti che l’avevano ispirata non c’erano più.

Qualche giorno fa ho visto il nuovo film della Disney, Frozen – Il regno di ghiaccio, e devo ammettere di averlo trovato piuttosto deludente.

Saranno i personaggi animati in CGI che sembrano di plastilina, saranno le canzoni non esattamente memorabili scritte dalla coppia Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez, sarà che il cattivo di turno, il principe Hans, è il peggior villain mai visto sullo schermo. Tutti questi elementi di certo non depongono a favore del film, ma in realtà il suo vero difetto è essere senz’anima.

Sulla carte Frozen è perfetto. Una fiaba classica e toccante, come quelle portate sullo schermo tanti anni fa con Cenerentola e Biancaneve o più recentemente con La Sirenetta e La bella e la bestia. Ma il fatto è che gli anni di quei film sono passati e la sensibilità del pubblico e della Disney stessa è cambiata. Non è possibile replicare i fasti dei primi film Disney ed è con questa consapevolezza che negli anni ’90 la Disney ha prodotto pellicole di enorme successo come Il Re Leone e Il Gobbo di Notre Dame. Magnifici quanto i primi film, ma in modo diverso.

L’altra sera ho visto Ratatouille, la pellicola Disney-Pixar che racconta le disavventure del topolino-cuoco Rémy. Estremamente diverso rispetto ai film che ho citato, ma quasi altrettanto gradevole. Perché rispetta quella che è la sensibilità del momento in cui è stato prodotto, ed è questo a far sì che un film abbia un’anima e non sia una mera riproposizione di sentimenti passati.

Questo è il difetto alla base di Frozen, il paradosso del classicismo: anziché andare avanti, cercare di riproporre qualcosa che, seppur magnifico,è ormai passato e quindi irraggiungibile.

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