Il
lutto che nell’anno appena terminato ha certamente più colpito l’intero mondo è
la morte di Nelson Mandela, uno dei pochi ad essere diventato un mito ed un
icona quando era ancora in vita.
Non ho
l’autorità e nemmeno la conoscenza per scrivere un epitaffio di Mandela, e del
resto non è questo lo scopo di questo blog. Quello su cui mi voglio soffermare
è la potenza con cui cinema e televisione raccontano la vita dei grandi uomini.
La
vita di Mandela era realmente una vita da film, e difatti sono molte le
pellicole che raccontano la figura del grande statista sudafricano. Su tutti
spicca Invictus, con Morgan Freeman
nei panni di Madiba.
La
trama racconta di come Mandela uso il potere dello sport per unire il suo
popolo, cogliendo al volo l’occasione che la storia gli stava fornendo: la
coppa del mondo di Rugby del 1995.
Confesso
che quando ho appreso della morte di Mandela, il primo viso che mi è apparso
dinnanzi agli occhi non è il suo, ma quello di Morgan Freeman.
Questo
è il potere del cinema e della televisione. Raccontano una storia presa dalla
realtà, e finiscono col dare la percezione che sia più reale della realtà
stessa.
È come
se avessimo bisogno di una rappresentazione della realtà per innamoracene.
Questo accade soprattutto in televisione, dove la fiction di turno racconta la
vita dei grandi uomini del passato. Certamente ha un senso narrare la biografia
di persone che non abbiamo conosciuto perché morte prima che nascessimo. Ma voler
raccontare la vita di chi è ancora in vita, è la prova di quanto sia diventata
più importante la rappresentazione rispetto alla realtà stessa. Sembra che questo
mondo preferisca una copia all’originale, anche quando l’originale è ancora fortunatamente a disposizione.

Nessun commento:
Posta un commento