sabato 4 gennaio 2014

Realtà e finzione


 
Il lutto che nell’anno appena terminato ha certamente più colpito l’intero mondo è la morte di Nelson Mandela, uno dei pochi ad essere diventato un mito ed un icona quando era ancora in vita.

Non ho l’autorità e nemmeno la conoscenza per scrivere un epitaffio di Mandela, e del resto non è questo lo scopo di questo blog. Quello su cui mi voglio soffermare è la potenza con cui cinema e televisione raccontano la vita dei grandi uomini.

La vita di Mandela era realmente una vita da film, e difatti sono molte le pellicole che raccontano la figura del grande statista sudafricano. Su tutti spicca Invictus, con Morgan Freeman nei panni di Madiba.

La trama racconta di come Mandela uso il potere dello sport per unire il suo popolo, cogliendo al volo l’occasione che la storia gli stava fornendo: la coppa del mondo di Rugby del 1995.

Confesso che quando ho appreso della morte di Mandela, il primo viso che mi è apparso dinnanzi agli occhi non è il suo, ma quello di Morgan Freeman.

Questo è il potere del cinema e della televisione. Raccontano una storia presa dalla realtà, e finiscono col dare la percezione che sia più reale della realtà stessa.

È come se avessimo bisogno di una rappresentazione della realtà per innamoracene. Questo accade soprattutto in televisione, dove la fiction di turno racconta la vita dei grandi uomini del passato. Certamente ha un senso narrare la biografia di persone che non abbiamo conosciuto perché morte prima che nascessimo. Ma voler raccontare la vita di chi è ancora in vita, è la prova di quanto sia diventata più importante la rappresentazione rispetto alla realtà stessa. Sembra che questo mondo preferisca una copia all’originale, anche quando l’originale è ancora fortunatamente a disposizione.

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