venerdì 4 aprile 2014

I dimenticati



Ci sono film che sono evergreen, trasmessi quasi ogni anno in prima serata e sempre con buoni ascolti, da Pretty woman a Mamma ho perso l’aereo, passando per Infelici e contenti o Ricky e Barabba. Ci sono altri film che sembrano essere scomparsi, trasmessi ormai ogni morte di Papa e in orari assurdi. Quel che è paradossale è che si tratta di film che per almeno un decennio continuavano ad essere replicati più volte l’anno in prime time. Sembravano destinati a resistere ed esistere perennemente nei nostri palinsesti. Invece ormai sono relegati alla nostra memoria, di figli degli anni ’80. Se ne sono andati lentamente, iniziando ad essere trasmessi non più alla sera ma il sabato pomeriggio o la domenica mattina. Ti sedevi a tavola pochi minuti prima delle 13 e ti vedevi i dieci minuti finale della pellicola, pensando che era la terza volta dall’inizio dell’anno che avevano riservato la mattinata festiva a Sua maestà viene da Las Vegas.

La maggior parte di questi film è stata prodotta negli anni ’80 o a inizio anni ’90. Si respira un America che non esiste più, meno cinica, più ingenua, frenetica ma con un cuore (che cercava di nascondere, mostrandosi attenta solo alla scalata sociale e alle quotazioni di borsa). È l’America di Michael J. Fox, da Amore con interessi a Caro zio Joe, dei Ghostbuster, di Week-end col morto.

Tra i film maggiormente inflazionati in quel periodo, c’è sicuramente Non guardarmi non ti sento. L’idea di mettere assieme un cieco e un sordo che si completano a vicenda superando le rispettive disabilità funzionò soprattutto grazie all’affiatamento dei due interpreti: Richard Pryor (ancora oggi ricordato in America come uno dei più grandi comici di sempre) e Gene Wilder, passato alla storia per Frankenstein Junior. Trama che fila senza intoppi, gag ed equivoci a ripetizione, la pellicola rimane un must di Canale 5 per tutti gli anni ’90, finendo quasi con scomparire dal palinsesto negli ultimi dieci anni. Come tanti film, destinato a vivere nel ricordo della generazione che l’ha visto e rivisto (e amato).

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