Ci sono categorie a cui è richiesta più obbedienza che intelligenza. Oltre ai sacerdoti – che fanno voto d’obbedienza – sono soprattutto i militari coloro che devono obbedire senza batter ciglio, senza mettere in discussione la ragionevolezza e il senso del ordine. Disciplina, è questa la prima qualità (qualità?) del soldato.
Tra i
più che trattano meglio l’argomento c’è certamente Codice d’onore.
La
storia parte dall’omicidio di un marines nella base di Guantanamo (non ancora resa
celebre delle torture e dalle violenze post 11 settembre). I colpevoli sono due
commilitoni che stavano punendo piuttosto rudemente il ragazzo. La loro difesa
è quella di aver eseguito un ordine dato da un superiore, Kiefer Sutherland, ordine
che lui ovviamente nega di aver dato. L’avvocato della difesa Tom Cruise,
convinto dalla collega Demi Moore, rifiuta di patteggiare, deciso a dimostrare
l’innocenza dei due soldati. Non impiegherà molto a capire che lo stesso
Sutherland aveva dato l’ordine obbedendo alla volontà del suo superiore, il colonnello
Jack Nicholson.
Oltre
il dramma giudiziario, oltre la tensione, oltre alla consueta e sempre
magnifica prova di Nicholson che pur apparendo in solo tre scene riesce a “rubare”
il film al protagonista Cruise, la pellicola punta il dito sui limiti che
dovrebbe avere la disciplina. Chi non resiste, chi non ce la fa, chi non è in
grado di essere un ottimo marines, deve essere punito. Nella sua follia,
Nicholson crede di far del bene, perché solo modellando uomini come quelli che
vuole potrà salvare la Nazione. E in quest’ottica, la vita di un povero ragazzo
è un irrisorio prezzo da pagare.
Tom
Cruise comprende che gli esaltati come lui sono fieri delle loro azioni,
convinti di portare in sé la verità, e lo spinge ad ammettere di aver dato l’ordine
di punizione in aula. Sempre convinto d’aver agito bene, a chi non approva i
suoi metodi Nicholson risponde che sono necessari e che se non lo capisci Non sei in grado di reggere la verità.
Ma quello che fa progredire il mondo sono l’intelligenza, il coraggio, la
voglia di osare. L’esatto contrario della disciplina insomma. E forse è questa
la verità che molti dei comandanti dei vari eserciti che Nicholson rappresenta così
bene, non sono in grado di reggere.

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