Il 13
aprile 1992 Raiuno trasmise per la prima volta Pretty woman. Gli ascolti furono buoni, più di 10 milioni di
spettatori, ma per un film di successo era un dato abbastanza scontato. Quello
che in Rai non si sarebbero mai aspettati di vedere era, con il passare degli
anni e delle repliche, aumentare il gradimento e il successo che il pubblico
conferiva a questa pellicola. Gli ascolti erano sempre ottimi, in discesa – non
essendo più una Prima Tv – ma solo lievemente.
La
storia – definita come una moderna versione di Cenerentola – è romantica e trasgressiva allo stesso tempo, con
l’amore impossibile tra un affarista senza scrupoli (Richard Gere, che sulle
donne ha sempre esercitato un certo fascino, si sa) e una prostituta (Julia
Roberts, agli inizi di una sfavillante carriera). Tutto parte come un normale
contratto d’affari. Lui la ferma per strada per chiederle un’informazione, lei
sale in macchina e lo porta a destinazione. Lui ci ripensa e la invita a salire
nel suo albergo. Una notte brava, che sarà mai? Ma il caso vuole che lui abbia
bisogno di una ragazza per presenziare ad alcuni importanti appuntamenti di lavoro.
Ed ecco la proposta: una settimana insieme, giorno e notte, tutto pagato. Un
affare per lei, una soluzione perfetta per lui. Quello che entrambi non hanno
messo in conto è di
innamorarsi.
Il
soggetto è l’ideale per una commedia romantica e a rendere memorabile il film
contribuiscono la colonna sonora e i personaggi di contorno (su tutti il
direttore dell’albergo, severo e complice, interpretato perfettamente da Héctor
Elizondo).
Pretty woman è
stato trasmesso 23 volte in 22 anni. È un evergreen, come i film di Don
Camillo, quelli di Bud Spencer e Terence Hill o Il piccolo Lord a Natale (e a volte anche a Pasqua). Perché le buone storie vivono per sempre.

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