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domenica 9 marzo 2014

Il talento della normalità


 
Gli artisti sono spesso eccentrici, strani, pieni di problemi. Molti di loro hanno combattuto una vita contro alcool e droga. Alcuni non ce l’hanno fatta, come John Belushi o più recentemente Philip Seymour Hoffman. Alcune volte una morte drammatica gli ha consacrati nell’olimpo di Hollywood, come James Dean o Heath Ledger.

Qualcuno li giustificano in nome del loro talento, come se non si potesse essere grandi attori, cantanti, registi, insomma artisti, senza aver bisogno di passare la vita dallo psicanalista o di crogiolarsi tra antidepressivi e droghe.

L’esempio che meglio rappresenta questo discorso è dato dai fratelli Belushi. John è considerato un genio della comicità. Ha girato in tutto 8 film, alcuni entrati nella storie del cinema, da Animal House a The Blues Brothers. La sua carriera è stata stroncata da una dose fatale il 5 marzo 1982.

Il fratello minore James, anche detto Jim, non ha avuto la stessa notorietà. In Italia è conosciuto da pochi, e da molti di questi solo perché il fratello di John Belushi, nonostante abbia interpretato svariati film e telefilm. Protagonista sul grande schermo di Poliziotto a 4 zampe (l’antenato del commissario Rex) e dei suoi sequel, ha partecipato a diversi film-action, come Danko (in cui recita al fianco di Schwarzenegger), ma ha dimostrato di essere molto più portato per la commedia, da Mr. Destiny alla piccola ma divertente partecipazione al folle Una promessa è una promessa (ancora una volta a fianco di Schwarzy). Jim si è dato molto da fare anche in tv, dalle 8 stagioni de La vita secondo Jim, sit-com che raccontava i vizi-virtù dell’uomo medio in cui Belushi Junior si ritrova alla perfezione, a The Defenders, legal-drama che non ha convinto il pubblico americano ed è stato fermato alla prima stagione.

John Belushi è ancora amato e ammirato, fa parte della storia della comicità (piaccia o meno), ha vissuto a mille. Jim Belushi è ritenuto un grande professionista ma – a torto – non un artista, ha interpretato molti ruoli seppur nessuno memorabile, e ha vissuto una vita sicuramente più tranquilla. Ma forse è proprio lui che meriterebbe di essere apprezzato maggiormente, perché è riuscito a vivere una vita serena e gratificante donando allo stesso tempo emozioni allo spettatore.

sabato 21 dicembre 2013

Ad ognuno il suo (film di Natale)




In questi giorni, come ogni anno, il palinsesto televisivo si riempie di film natalizi, dall’ennesima storia con protagonista Babbo Natale agli scadentissimi film-tv (di solito relegati al pomeriggio).

Accanto ci sono i classici del periodo delle feste, film che a volte nemmeno parlano di Natale (o lo fanno molto limitatamente), ma che per la gente – chissà perché – fanno Natale. Parlo di film come Angeli con la pistola (stupendo), Una poltrona per due, o l’immancabile replica di Mamma ho perso l’aereo.

E poi ovviamente i film Disney, da Robin Hood a Zio Paperone alla ricerca della lampada perduta (non ricordo un anno in cui la Rai ne ha saltato la trasmissione).

Il fatto è che tutte queste pellicole contribuiscono a creare quella magica atmosfera. Ognuno di noi è legato ad uno o a più film di Natale, perché gli ricordano l’infanzia o perché hanno un significato che solo noi sappiamo.

Se dovessi scegliere, sono due i film di questo periodo che conservo nel cuore.

Il primo è Una promessa è una promessa, pellicola basata esclusivamente sul ritmo sfrenato e sulle gag, con un insolito Arnold Schwarzenegger alla ricerca del giocattolo introvabile che il figlio gli ha chiesto da un mese, ma che lui non si è ricordato di comprare fino all’ultimo giorno. Non è un capolavoro, ma averlo sempre visto con qualcuno a cui hai voluto molto bene, te lo fa sembrare tale.

Poi c’è Miracolo nella 34° strada, il remake del 1994 con Richard Attenborough. È anche merito di questo film se credo ancora nel Natale e, perché no, anche in Babbo Natale, perché, come scopriamo alla fine del film, come è vero che nessuno può dimostrare l’esistenza di Babbo Natale, nessuno può dimostrare che non esista. Meglio scegliere una verità che fa male e lascia freddo nel cuore, o una piccola bugia che accende la speranza?

Guardate il vostro film di Natale, qualunque esso sia, e cercate di mantenere sempre vivo il bambino che c’è in voi, quella parte così fragile e delicata che vi permette di gustare le cose più belle e più semplici. Come il Natale.

Buon Natale a tutti.