Elogiamo
sempre – e con ragione – l’interpretazione di grandi attori stranieri come Robert
De Niro, Hugh Grant o Robin Williams, ma spesso dimentichiamo che metà del
lavoro viene fatto – o meglio rifatto – nel doppiaggio. I nostri doppiatori
sono considerati tra i migliori al mondo e alcuni attori hanno riconosciuto che
le loro voci italiane hanno addirittura migliorato la loro performance, su
tutti Woody Allen, fan del suo defunto doppiatore Oreste Lionello.
Alcuni
doppiatori hanno raggiunto una discreta fama, come Tonino Accolla – anche lui
scomparso – voce di Homer Simpson e autore della versione italiana della debordante
risata di Eddie Murphy.
La
maggior parte però è una serie di anonimi nomi. Come Renato Mori, Roberto
Pedicini, Giuseppe Rinaldi. Rispettivamente le voci di Morgan Freeman, Jim
Carry e Marlon Brando.
L’abilità
del doppiatore consiste nel saper adattare la voce ai diversi ruoli e ai
diversi attori, eppure a volte c’è qualcosa in comune tra i personaggi a cui
finisce col dar una seconda vita. Un perfetto esempio è il doppiaggio fatto da
Oliviero Dinelli di Rowan Atkinson – divenuto celebre per la macchietta Mister
Bean – in Johnny English. Il film è una parodia dei vari 007 ma il punto di
forza della pellicola è che il protagonista interpretato da Atkinson – promosso
dal lavoro d’ufficio ad agente segreto dopo che in un attentato sono stati
uccisi tutti gli agenti segreti – è un idiota che si crede un genio. E dallo
scarto tra la realtà e l’immagine che il protagonista ha di sé che nasce il
divertimento, un po’ come accadeva con l’ispettore Clouseau di Peter Sellers ne
La pantera rosa.
Dinelli
rende al massimo l’arroganza e la supponenza dell’agente Johnny English, riportando
alla memoria uno dei primi personaggi che aveva doppiato. Sto parlando di
Darkwing Duck, protagonista dell’omonimo cartone animato Disney. Darkwing è un
supereroe fai-da-te: tronfio e pieno di sé, si crede un invincibile combattente
del crimine mentre fa più disastri di Leslie Nielsen nei panni dell’agente
Drebin in Una pallottola spuntata. Lo stesso spirito che più di dieci anni dopo
Dinelli infonde in Johnny English. Un papero e un essere umano, un presunto
supereroe e una presunta spia, uniti dalla stessa smania di protagonismo. E
dalla stessa voce.

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